Legambiente Ecomafie: 84 reati ambientali al giorno, quasi 9 miliardi di fatturato

Il cemento, l’edilizia, i lavori pubblici, gli appalti tornano al centro degli affari dei clan mafiosi. Non li avevano certo mai abbandonati ma ora è un vero e proprio boom. Lo denuncia Legambiente nel nuovo rapporto Ecomafia 2023. Una completa fotografia su come le mafie non abbiamo allentato la morsa. I reati contro l’ambiente restano ben saldi sopra la soglia dei 30mila, esattamente 30.686, in lieve crescita rispetto al 2021 (+0,3%), alla media di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. Crescono anche gli illeciti amministrativi che toccano quota 67.030 (con un incremento del 13,1%). L’insieme delle attività illecite monitorate da Legambiente genera un fatturato illegale che resta sui valori del 2021, pari a circa 8,8 miliardi di euro. Mentre dal 1994 ad oggi sono 375 i clan delle ecomafie censiti da Legambiente.

 

Cemento illegale

In testa all’illegalità ambientale è proprio il cemento con incrementi da preoccupare. Gli illeciti nel 2022 sono stati 12.216, pari al 39,8% del totale, con una crescita del 28,7% rispetto al 2021. Crescono del 26,5% le persone denunciate (ben 12.430), del 97% le ordinanze di custodia cautelare, che sono state 65, addirittura del 298,5% il valore dei sequestri e delle sanzioni amministrative, per oltre 211 milioni di euro. Viene stimato in crescita, da 1,8 a 2 miliardi di euro, anche il business dell’abusivismo edilizio. “Sono dati che dovrebbero far riflettere - si legge nel Rapporto -, anche perché s’intrecciano, considerate le attività d’impresa a cui fanno riferimento, con l’ennesimo, forte, segnale d’allarme lanciato dalla relazione della Direzione investigativa antimafia, sui rischi di “accaparramento” criminale delle risorse stanziate dal Pnrr”. Ma non è meno preoccupante “il “segnale” registrato dall’Istat nel suo Rapporto 2022 sul Bes (Benessere equo e sostenibile), dove si descrive come “insostenibile” l’abusivismo edilizio nel Mezzogiorno, con un’edilizia illecita che “riaccende” i motori”. Infatti si stima un incremento netto delle abitazioni abusive “in una misura che non si osservava dal 2004 (+9,1%), segnale di un possibile aggancio della componente illegale alla ripresa post-pandemica dell’edilizia residenziale”. Completano il quadro i decreti di scioglimento dei Comuni “strappati” dalle mafie allo stato di diritto, 22 quelli attualmente commissariati, “dove la violazione delle più elementari regole nell’assegnazione di qualsiasi tipologia di appalto e l’abusivismo edilizio più “impunito” sono la norma”. Eppure, denuncia Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità Legambiente, questi dati “dovrebbero sollecitare risposte coerenti ed efficaci, al di là delle dichiarazioni d’intenti, da parte di chi ha responsabilità politiche e istituzionali, mentre accade spesso il contrario: deregulation, come quelle inserite nel nuovo Codice degli appalti, invece di semplificazioni; condoni edilizi più o meno mascherati invece di ruspe demolitrici”.

 

La “profezia” di Giovanni Falcone

 

Non è certo un caso che il rapporto si apre con una lunga citazione del 1991 di Giovanni Falcone, che 32 anni fa descriveva una mafia che sembra proprio l’attuale. «Cerchiamo d’immaginarlo questo mafioso, divenuto capitano d’industria. Ricco, sicuro di potere disporre di una quantità di denaro che non ha dovuto prendere a prestito e che quindi non deve restituire, si adopera per creare nel suo settore di attività una situazione di monopolio, basata sull’intimidazione e la violenza. Se fa il costruttore, amplierà il suo raggio d’azione fino a comprendere le cave di pietra, i depositi di calcestruzzo, i magazzini di materiale sanitario, le forniture in genere e anche gli operai […]. Gli altri proprietari di cave, gli industriali del cemento e del ferro verranno a poco a poco inglobati in una rete monopolistica sulla quale egli eserciterà il controllo».

 

La classifica degli illeciti, le novità sui rifiuti

 

Dopo il ciclo del cemento e gli appalti, seguono i reati contro la fauna con 6.481 illeciti penali (+4,3%) e 5.486 persone denunciate (+7,6%). Scende al terzo posto il ciclo illegale dei rifiuti con una riduzione sia del numero di illeciti penali, 5.606, (−33,8%), sia delle persone denunciate (6.087, −41%), ma aumentano le inchieste in cui viene contestata l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (268 contro le 151 del 2021). E questo dimostra come gli affari delle mafie, le rotte, le tecniche in materia di rifiuti stiamo cambiando. Con la presenza sempre più di gruppi organizzati. Numeri che spaventano, basti pensare che le tonnellate di rifiuti finite sotto sequestro hanno superato i 60 milioni, poco più di una a testa per ciascun cittadino italiano. La gran parte dei sequestri ha riguardato rifiuti speciali e pericolosi, dai rottami e metalli di origine industriale (40%) ai fanghi di depurazione contaminati (35%), ma non mancano le novità, come quella dei traffici illegali di oli vegetali esausti. E resta forte l’esportazione illegale di rifiuti. Due le rotte principali: quella africana, segnalata in crescita, che riguarda in particolare Marocco, Ghana, Burkina Faso, Senegal, Nigeria e Mauritania per quanto concerne i Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e i rifiuti pericolosi in genere; la rotta verso Est, con destinazioni in Bulgaria, Romania, Serbia, Macedonia, Kossovo, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca e Polonia, per quanto riguarda la plastica e i rifiuti pericolosi in genere. Al quarto posto, dopo il terribile 2021, i reati legati a roghi dolosi, colposi e generici (5.207, con una riduzione del 3,3%). In aumento i controlli, le persone denunciate (768, una media di oltre due al giorno, +16,7%) e i sequestri (122, con un +14%). Come sempre, un capitolo a parte viene dedicato all’analisi delle attività di forze dell’ordine e Capitanerie di porto nel settore agroalimentare, che hanno portato all’accertamento di 41.305 reati e illeciti amministrativi. Sul fronte archeomafia, sono 404 i furti d’arte nel 2022. Infine, a pesare e a preoccupare è il virus della corruzione ambientale. Censite da Legambiente dal 1 agosto 2022 al 30 aprile 2023 ben 58 inchieste su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale.

 

Le regioni più colpite

 

La Campania si conferma al primo posto per numero di reati contro l’ambiente (ben 4.020, pari al 13,1% del totale nazionale), persone denunciate (3.358), sequestri effettuati (995) e sanzioni amministrative comminate (10.011). Seguita dalla Puglia, che sale di una posizione rispetto al 2021, con 3.054 reati. Terza la Sicilia, con 2.905 reati. Sale al quarto posto il Lazio (2.642 reati), che supera la Calabria, mentre la Lombardia è sesta con 2.141 infrazioni penali, prima regione del Nord. Balzo in avanti dell’Emilia-Romagna, che passa dal dodicesimo all’ottavo posto, con 1.468 reati (circa il 35% in più rispetto al 2021). E questo ovviamente preoccupa in previsione dei molti fondi in arrivo per risanare il territorio devastato dall’alluvione.

 

Cosa serve mettere in campo

 

“Mai come in questo momento storico – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - si devono alzare le antenne per scovare inquinatori ed ecomafiosi. E bisogna farlo presto, dentro e fuori i confini nazionali, perché stiamo entrando nella fase operativa del PNRR. L’Italia può e deve svolgere un ruolo importante perché la transizione ecologica sia pulita anche nella fedina penale, come prevede l’aggiornamento della direttiva sulla tutela dell’ambiente, da approvare entro la fine della legislatura europea, ma soprattutto deve recuperare i ritardi accumulati finora”. dando seguito alle dieci proposte inserite nel nostro Rapporto Ecomafia”. Dieci le proposte di modifica normativa presentate dall’associazione ambientalista per rendere più efficace l’azione delle istituzioni a partire dall’approvazione delle riforme che mancano all’appello, anche in vista della prossima direttiva Ue sui crimini ambientali, di cui l’Italia deve sostenere con forza l’approvazione entro l'attuale legislatura europea. È necessario, sul versante nazionale, rivedere, in particolare per quanto riguarda il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata”, quanto previsto dal nuovo Codice degli appalti e garantire il costante monitoraggio degli investimenti previsti per il Pnrr. Dal punto di vista legislativo, occorre approvare il disegno di legge contro le agromafie; introdurre nel Codice penale i delitti contro la fauna; emanare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente; garantire l’accesso gratuito alla giustizia per le associazioni iscritte, come Legambiente, nel Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore.

 

Commenti delle istituzioni

 

“È ora di mettere mano al Codice dell’ambiente per verificare le norme ancora attuali, o che vanno rafforzate, e quelle che sono superate e vanno riformulate. Si tratta di una operazione di ammodernamento rispetto a sensibilità che sono cambiate” ha commentato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. Aggiungendo che “non basta punire, bisogna creare le condizioni perché uno non abbia convenienza a delinquere”. Per Giuseppe Busia, presidente Autorità Nazionale Anticorruzione i dati del rapporto ci dicono che “non dobbiamo abbassare la guardia sugli ecoreati. Questo fenomeno inquina l’economia, l’ambiente, ruba il futuro”. Ricorda come “la prima filiera per numero di reati è quella del cemento, la terza quella dei rifiuti, in entrambe ci sono contratti pubblici. Gli investimenti pubblici devono stare fuori da questi rischi ed essere strumento per garantire la transizione ecologica e le politiche pubbliche”. Un tema che tocca anche Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ricordando come “negli ultimi dieci anni sono ben 42 i Comuni italiani sciolti per mafia anche per infiltrazioni criminali e irregolarità nella gestione dei rifiuti e, più in generale, in materia ambientale”. Per questo, aggiunge, “va rafforzata la resilienza degli enti locali ai condizionamenti mafiosi. Se ci riusciremo andando verso un mondo sempre più verde e sostenibile non solo daremo un segnale importante alle giovani generazioni ma sottrarremo alla criminalità organizzata uno dei settori tradizionalmente più redditizi”.

 

di Antonio M. Mira 

 

Fonte https://www.avvenire.it/attualita/pagine/mafie-crimini-sud